Fine Gennaio. Circondato da un paesaggio scandinavo in terre verdiane, ho pranzato in un ristorante a Soragna (Pr).
Vi propongo l’etichetta della Bonarda che ha accompagnato l’immancabile piatto di salumi.
Guardatela bene, fronte e retro.

Cosa c’è di strano? Perché ne sto parlando?
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Un vino frizzante ( Bonarda) con un nome in latino ( Dolium) vi suona strano?
Eppure, per quanto sorprendente, è probabile che nella carta dei vini dell’antica Roma fossero già presenti dei vini frizzanti. Ne sono testimonianza le anfore ritrovate con una legatura di rinforzo all’imboccatura come da foto. 
L’ ultima frase contiene però anche la risposta al quesito.
Che cosa è raffigurato sulla etichetta frontale?
Un dolium o un’ anfora?
Il dolium era un recipiente di grandi dimensioni utilizzato per stivare il vino e altri alimenti, e non aveva manici per sollevarlo. Guardate le belle immagini collegate a questo indirizzo specialistico.
Ma allora che ci azzecca l’immagine dell’anfora col nome del vino Dolium?
Misterum.
I misteri mi affascinano come le belle donne e allora cerco di saperne di più leggendo il retro dell’etichetta, dove scopro che:
“Dolium, dal latino: botte.”
Peccato che i latini non conoscessero l’uso della botte per il vino!!!
Di origine celtica, la botte in legno venne utilizzata dai romani a partire dal IV secolo DC, quindi alle soglie della dissoluzione dell’impero.
Tutto sbagliato, dunque?
La bottiglia si presenta molto bene con una elegante veste storica che colpisce il cliente e nobilita l’immagine di vino popolare di una Bonarda. Non solo per le donne il Marketing è il mestiere più antico del mondo… anvedi ‘sti furbetti del Casteggino!