In genere le ricette mi annoiano: non riesco a leggerle fino in fondo cogliendo tutte le fasi e i gesti nella mia mente. Sono uno zero in cucina. Al massimo me la posso cavare con la grigliata di carne…
Ma se un fotografo al suo esordio letterario si lascia leggere vale la pena segnalare l’ opera con una ricetta di fantasia nata combinando gli ingredienti ( cioè le pagine) dei sui racconti/ricette nei diversi stili utilizzati ( Da Calvino a Raymond Chandler).
Scrivo questa ricetta senza sapere quando o dove troverà un pubblico, ma tu, lettore, adesso ci sei. Ecco cosa accadde.
Il parmigiano era duro e secco. La cuoca grattugiò quel poco che aveva. Il formaggio cadeva a grosse scaglie, come il granturco nella trebbiatrice; il formaggio cadeva in briciole, come la prima neve farinosa; il formaggio cadeva a trucioli, come il legno sputato dalla pialla di suo marito. Poi il lievito avrebbe fatto sollevare l’ impasto nell’aria come una colonna di energia nutrita dal calore del forno, finché l’ insulso coltello del maschio, tagliando spietatamente, si sarebbe immerso nella cupola lasciandola piatta e sgonfia.
Buttai giù un sorso del mio Whisky sour, spensi la sigaretta schiacciandola sul tagliere e osservai la cimice che arrancava per uscire dal lavandino. Avrei avuto bisogno di un tavolo da Maxim, cento verdoni e una bionda da mozzare il fiato….
Se volete leggerle tutte andate in libreria e chiedete una Zuppa di Kafka fumante.