Avete scartato e rotto anche l’ ultimo uovo di Pasqua? Le splendide sorprese sono già finite in un cassetto? Avete appallottolato la carta argentata e ridotto in frantumi il cioccolato? Le tradizioni vanno rispettate. Il festoso crepitare della carta, i bagliori argentati, il secco toc per rompere l’uovo-forziere, le solite raccomandazioni per tenere a bada le smanie dei bambini. C’è un aspetto chiassoso, infantile, buono come il pane che accompagna la Pasqua e che trova nel cioccolato un mezzo d’espressione semplice ed immediato. Il cioccolato è uno scrigno ideale. La pralina un esempio di equilibrio dei contrasti: una sottile parete croccante difende un cuore tenero o liquoroso. Come l’ultima invenzione del ciocco-pirata olandese De Bondt: i cioccolatini ripieni al miele Castel Thun.
Se salite lungo la Val di Non, provate ad evitare il comodo rettilineo dopo Mezzolombardo per deviare in direzione Castel Thun: pochi chilometri di una strada più abituata ai trattori che alle auto vi porta all’Apicoltura. Un invito ad andare oltre il limite del miele di millefiori: cristallizzazioni, colori, dolcezza, aromi mutano e si ripropongono in funzione delle diverse origini. Tarassaco, rosmarino, rododendro, sullo, melata, eucalipto, girasole, erica, danno origine a mieli con caratteristiche distinte. Siete pronti per una degustazione dai toni dorati?
Guardando i prati circostanti vengono subito alla mente i semplici versi di Emily Dickinson:
Per fare un prato
- ci vogliono -
due api e il sogno.
Due api e il sogno,
ma basta il sogno -
se le api sono poche.
Chissà se bastano due api per riempire i 12 vasetti che mi sono portato a casa ;-)