Gli ultimi tre chilometri di salita furono terribili e io dissi: « Japhy, c’è una cosa che vorrei in questo momento piu di qualsiasi altra al mondo, piu di qualsiasi cosa abbia desiderato in vita mia». Soffiavano venti freddi del crepuscolo, noi correvamo chini in avanti coi nostri zaini sul sentiero interminabile. «Cosa?». « Una bella tavoletta grossa di cioccolata Hershey o anche una piccola. Chissà perché, in questo momento una tavoletta di cioccolata Hershey mi salverebbe l'anima».
«Ecco qua il tuo buddismo, una tavoletta di cioccolata Hershey. E perché non un bel chiaro di luna in un giardino d'aranci o un cono gelato alla vaniglia? » «Troppo freddo. Quel che mi serve adesso, voglio, invoco, anelo, quello per cui muoio di desiderio, in questo preciso istante, è una tavoletta di cioccolata Hershey, .. con le nocciole!» Eravamo stanchissimi e arrancavamo verso casa parlando come due bambini. Continuai a parlare e parlare senza stancarmi della mia buona cara tavoletta di cioccolata Hershey. Lo dicevo sul serio. Dopotutto avevo bisogno di quelle calorie, ero un po' svanito e avevo bisogno di zucchero, ma pensare alla cioccolata e alle noccioline che mi si scioglievano in bocca sotto quel vento freddo, era superiore alle mie forze.
Jack Kerouac, I Vagabondi del Dharma, 1958
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La cioccolata Hershey rappresenta nel mondo a stelle e strisce quello che in Italia è la Nutella. Mentre scriveva la Fabbrica del Cioccolato Roald Dhal pensava sicuramente a Milton S. Hershey, l’ Henry Ford del cioccolato, fondatore di un impero paternalistico dove la fabbrica e la città portavano lo stesso nome. Oggi milioni di visitatori passeggiano lungo la cocoa avenue, nel parco divertimenti creato in seguito all’ esuberante afflusso di visitatori della fabbrica.
Non è tempo per una passeggiata all’aperto? Allora riparatevi dal freddo vento di queste giornate con una tavoletta di cioccolato. Basta un solo quadratino.